Borgo Berga, Variati passi dalle parole ai fatti

Basta cemento a Borgo Berga; parola di sindaco. Qualcuno però ha osservato che l’uscita del sindaco di Vicenza, Achille Variati, non solo è tardiva ma addirittura fuori luogo. Intanto perchè la parte inedificata è sotto sequestro penale e dunque l’intromissione del sindaco è nulla più che un maramaldeggiare. Infierire, ora, senza necessità. Mentre da tempo comitati e associazioni lamentano l’abusività addirittura dell’intero impianto: perché il complesso edilizio di Borgo Berga si trova i due fiumi della città, perché è in contrasto con il vincolo paesaggistico (tra il palladiano Arco delle scalette e le ville dei Nani e La Rotonda), perché è senza titoli autorizzativi per i permessi scaduti; per i vantaggi in favore dei privati in raffronto alle scarse utilità per la collettività.

Per questo, stando alla lettura delle carte, così come divulgato, non solo edifici in via di realizzazione ma perfino il tribunale e il supermercato, strutture già funzionanti, costituiscono oggetto di reato. A rigor di logica era proprio il tribunale il primo a dover essere sottoposto a sequestro. L’area inedificata doveva esserlo, semmai, per ultima, proprio perché non ancora oggetto di intervento. E se così stanno le cose, c’è però da chiedersi come mai il sindaco non si è attivato almeno alle prime avvisaglie di sconcerto o alle iniziali ma pur dettagliate segnalazioni di cittadini, sempre inascoltati e costretti perciò a rivolgersi alla magistratura.

O ancora prima che quest’ultima, la magistratura, muovesse i suoi (pur sempre) timidi passi? Che anzi la sensibilità politica avrebbe dovuto imporre un riesame d’ufficio delle vicenda, ancor prima o per lo meno alla presentazione dei progetti che fornivano il rendering del riassetto (?) urbanistico e ambientale dell’area. Perché fin da quella prima fase progettuale era ben chiaro il violento impatto sul tessuto urbano, senza dire della viabilità del quadrante sud destinata ad essere sconvolta da un insensato ingresso (attraverso un garage?) in città.

Erano questi i momenti propizi per l’intervento del sindaco che se avesse fatto allora la sua parte, oggi non assisteremmo né alle recriminazioni della città, né alle patetiche promesse dello stesso sindaco per impedire altro cemento su quella tormentata mesopotamia, e tantomeno saremmo qui a paventare il pericolo che l’Unesco ci revochi il titolo di “città patrimonio dell’umanità”. Che se per disgrazia anche questo ci dovesse capitare, che grave responsabilità per il sindaco il cui nome si legherebbe ad un evento tanto infausto quanto disonorevole!

Ed allora per riguadagnare almeno in parte il tempo perduto, il sindaco non si accontenti di intimare basta cemento ma intervenga fattivamente, colpendo subito proprio quelle “gabbie” di cemento, con ordini di sospensione, in vista di un riesame di legittimità delle opere e di una valutazione complessiva del piano urbanistico. Non va infatti dimenticato, che tra le più eclatanti violazioni viene segnalato lo sbilanciamento tra i vantaggi per privati e le “briciole” riservate al pubblico.

In proposito la Corte dei Conti dovrà rendere giustizia alla città, colpendo personalmente i responsabili, che siano amministratori, dirigenti o altro personale della pubblica amministrazione. Non è poi vero che l’ultima parola spetta alla magistratura, la quale valuta i comportamenti dei soggetti coinvolti ma non spetta alla stessa rilasciare permessi di costruzione? Tra l’altro, se si toglie l’edificabilità del lotto E, non c’è più ragione di mantenere il sequestro penale. Tocca al sindaco provvedere sotto il profilo urbanistico ed edilizio, e dunque provveda subito, finchè c’è ancora tempo per rimediare, almeno in parte, senza pretesti o ulteriori temporeggiamenti.

Giovanni Bertacche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *