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Libri, Carlo Callegari e il suo Veneto noir

Il movimento letterario Sugarpulp fondato a Padova pochi anni fa da Matteo Righetto e Matteo Strukul ha come slogan “Il Nordest non è un paese per vecchi”. Carlo Callegari, classe 1972, uno degli autori della cosiddetta “generazione Sugarpulp”, ha sposato in pieno questo credo ambientando i suoi romanzi “La banda dei tre” e “Il ritorno dei tre”, editi entrambi da Fanucci, nella Padova dei criminali, dei narcotrafficanti e dei mafiosi. Cos’è che accomuna la periferia padovana alle migliori atmosfere dei thriller americani e dei romanzi hard-boiled di matrice anglosassone? Semplice, un linguaggio “sbracato”, di grande impatto che rende la letteratura pulp originale e allo stesso tempo ironica: il presidente dell’associazione Sugarpulp aveva commentato durante uno dei loro incontri a teatro che questo genere di romanzi «fa morir da ridere nonostante i suoi personaggi siano cinici e cattivi».

bandadeitreCinico e cattivo è il Tappo, un nano spacciatore e pistolero, che affianca, nelle sue imprese disperate, l’ispettore Claudio Bambola, ex agente della narcotici e Silvano Magagnin detto il Boa, ex tossicodipendente. La ripresa di una scrittura americana, veloce e divertente, trova un corrispettivo negli scenari veneti, stranamente familiari per il fatto che si trovano sotto i nostri occhi ma fuorvianti perché popolati dai personaggi più improbabili. I modelli di riferimento di Callegari sono Joe Lansdale e Massimo Carlotto.

«Non potevo ambientare “La banda dei tre” e “Il ritorno dei tre” in un posto differente da Padova – spiega l’autore – è una città che conosco bene. Muovere i personaggi è come muovere delle pedine, solo così sapevo dove collocarli, come farli interagire, scegliere gli ambienti strategici. Se avessi ambientato il libro a New York, al di là della Quinta Strada che tutti conoscono, non avrei potuto fornire ulteriori dettagli, mentre con Padova ci riesco perché ci vivo. La città veneta piace perché è un po’ fuori dagli schemi, la letteratura poliziesca sceglie Roma o Milano solitamente: ora con Sugarpulp è conosciuta un po’ di più, ma passare il romanzo allo schermo creerebbe un effetto ancora più assurdo. Sarebbe bello!»

ritornodeirtreIl secondo capitolo della saga, con di nuovo protagonisti i tre “adorabili” criminali, coinvolge anche il mobilificio – inventato – di Settimo Scalcon a Bassano del Grappa. Il “Dio del Mobile” infatti potrebbe essere invischiato nel rapimento di una bambina e tra i mafiosi Makarovic e il voltagabbana Di Gaetano i nodi non sono facilmente districabili. «Molti anni fa era una zona molto ricca – si legge nel libro, per bocca del malvivente Romeo – dove appunto la maggior parte della gente si arricchiva costruendo mobili e fatturandone ovviamente nemmeno la metà. La festa è durata per molto tempo, fino a quando la crisi non si è fatta sentire e ha spazzato via buona parte delle attività. […] Colpa della globalizzazione. Adesso che le porte delle frontiere sono aperte, sono arrivati delinquenti di ogni nazionalità che, a colpi di pistola, si sono presi buona parte del mercato. Se ci pensate bene, è scandaloso dover chiedere il permesso a un extracomunitario per poter rapinare la villa del tuo vicino. Cazzo, è una questione di orgoglio nazionale!»

Callegari riesce a inquadrare perfettamente la criminalità veneta tra balere, strip club, videopoker e negozi cinesi e lo fa divertendoci, i suoi romanzi sono piacevolissimi da leggere. «Mi piacerebbe che l’ispettore Bambola fosse un mio alter ego – commenta – gran parte di quello che c’è scritto nel libro è originato dalla realtà, i personaggi sono amplificati da persone esistenti nella vita di tutti i giorni. Ho fatto la guardia giurata e ho avuto quindi contatti con tossicodipendenti, ho perfino avuto modo di conoscere quello che nel romanzo è poi diventato il Boa. Il nome Bambola mi è venuto per sbaglio, un amico al bar mi ha chiamato così e da lì è nato tutto».

Camilla Bottin

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