Creazzo, interrogazione 5 Stelle su presenza di amianto

L’amianto, il suo smaltimento, la salute ad esso correlata, sono temi che ormai da tempo ricorrono con regolarità nelle cronache, e pare davvero incredibile come in tanti anni non si sia riusciti a risolvere il problema. sarà che la presenza di questo materiale è purtroppo diffusa a causa del largo uso che se ne è fatto in passato, tuttavia dopo tanti anni che se ne conosce la pericolosità ci si aspetterebbe di vedere la questione archiviata. E invece non sembra essere così, tanto che a Creazzo i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle vogliono saperne di più e presentano una interrogazione chiedendo alla giunta “di recuperare i dati ufficiali raccolti dalla Regione Veneto, tramite l’Arpav, sulla mappatura dei manufatti di proprietà privata con la presenza di amianto nel Comune di Creazzo”.

“Se tale mappatura non fosse disponibile, – si legge ancora nell’interrogazione – il Gruppo M5s chiede di promuovere con gli enti interessati, entro il 30 giugno 2015, un apposito capitolo di bilancio per sostenerne i costi. In particolare per censire i manufatti contenenti amianto in edifici e contesti privati, nel Comune di Creazzo, al fine di conoscerne l’ubicazione e valutarne le condizioni di conservazione; predisporre un piano di verifica ed eventuale bonifica, di messa in sicurezza o di rimozione basato sulla sinergia dei privati, imprese specializzate, enti pubblici. di informare, periodicamente, il Consiglio Comunale sullo stato di attuazione della presente mozione”.

E non è solo Creazzo, in Italia quasi tutti i comuni fanno ancora i conti con la presenza di amianto negli edifici. Per chiarire meglio il concetto, ed il ritardo tutto italiano che abbiamo, i 5 stelle ci forniscono anche qualche dato. “In Italia – scrivono – l’amianto è stato messo al bando fin dal 1992 ma ancora se ne stimano installate 23milioni di tonnellate; decine di perizie medico legali e inchieste penali hanno dimostrato l’indubbia connessione fra il contatto con le polveri di amianto e l’insorgere di patologie gravissime quali il mesotelioma pleurico associato all’inalazione di amianto con una chiara relazione dose/risposta che tiene conto dell’esposizione e della sua durata. La scienza ha ormai dimostrato che in presenza di condizioni predisponenti basta una sola fibra d’amianto per causare il mesotelioma, patologia la cui in incubazione può protrarsi anche per vent’anni prima di manifestarsi. Sul fronte epidemiologico si sa che il peggio deve ancora venire. L’amianto in Italia miete ancora 5 mila vittime l’anno ma questo numero aumenterà in maniera esponenziale in futuro, con un picco di vittime tra il 2015 e il 2018, perché il “killer silenzioso” si manifesta dopo più di 40 anni dall’inizio dell’esposizione. Nel 2030, dicono le proiezioni in mano agli esperti, le vittime saranno 30 mila”.

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